LA SECONDA GUERRA MONDIALE
 
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LA BIOGRAFIA DI ERICH VON MANSTEIN
 

Erich Von Manstein, ritenuto uno dei più abili strateghi della seconda guerra mondiale, nacque a Berlino nel 1887 da una famiglia appartenente alla nobiltà militare prussiana; era il decimo figlio di Eduard Von Lewinski, generale di artiglieria, ma fu adottato dalla sorella sterile di sua madre, moglie di George Von Manstein.
All’età di 13 anni entrò nel “Kadettenkorps” e, durante i periodi di soggiorno a Berlino, servi’ nel Corpo dei Paggi alla corte del Kaiser Guglielmo II. A vent’anni fu assegnato al 3° reggimento guardie a piedi dove rimase sette anni. Nel 1913 entrò alla “Kriegsakademie” ma la strada verso l’accesso allo Stato Maggiore fu interrotta dallo scoppio del primo conflitto mondiale.
Nell’agosto del 1914 fu aiutante al 2° reggimento guardie a piedi con il quale prese parte all’invasione del Belgio e alla prima Battaglia della Marna ma, nel novembre, fu gravemente ferito sul fronte orientale; ristabilitosi, prestò servizio nello Stato Maggiore prima in Polonia e Serbia e poi, nel 1916, sul fronte occidentale nella zona di Verdun e sulla Somme. Dopo altri incarichi di addetto alle operazioni nei vari fronti di guerra, arrivò alla fine del conflitto senza aver mai avuto il comando di nessun reparto di truppa.
Nel 1920 sposò Jutta Sybille, figlia di Artur Von Loesch, un proprietario terriero della Slesia. In seguito alla revisione delle frontiere imposta dal trattato di Versailles perse la principale proprietà di famiglia in Polonia. Nello stesso anno fu Comandante di Compagnia in un reggimento di fanteria in Pomerania e, nel 1932, dopo le promozioni a maggiore e tenente colonnello, comandante del battaglione “Jager” del 4° reggimento fanteria di stanza a Kolberg.
Il primo ottobre 1936 divenne Generale di Brigata (“Generalmajor”) e, sei giorni dopo, fu nominato Sottocapo di Stato Maggiore al servizio del Generale Beck.
La sua abilità e la sua esperienza fecero in modo che, nel 1938, assumesse prima il comando della 18° Divisione di fanteria e poi la carica di Capo di Stato Maggiore nell’armata di Von Leeb per l’invasione della Cecoslovacchia; un anno dopo, dopo esser stato promosso Generale di Divisione (“Generalleutnant”), ottenne lo stesso incarico nel gruppo d’armate sud di Von Rundstedt per l’invasione della Polonia.
Nell’ottobre 1939 venne trasferito sul fronte occidentale nel gruppo d’armate “A” schierato al centro. Fu posto al comando del XXXVIII Corpo d’Armata e, con esso, partecipò alla Campagna di Francia del maggio-giugno 1940 dove realizzò il suo capolavoro. Criticò in maniera molto decisa l’operazione “Fall Gelb” in quanto, secondo il suo parere, non solo non conteneva una “indicazione chiara di condurre la campagna ad una conclusione vittoriosa", ma si limitava solamente a una parziale vittoria (la sconfitta delle truppe alleate nel Belgio) e a impadronirsi della costa sulla Manica e sul Mare del Nord (da utilizzare poi come base per operazioni contro la Gran Bretagna). Le sue critiche vennero respinte sia da Von Brauchitsch che da Halder ma Manstein non si perse d’animo. Un mese dopo, durante un pranzo con Hitler, non esitò ad esporre al Fuhrer un suo piano personale che aveva chiamato “Colpo di falce”. Gli disse che, anziché sconfiggere solamente il nemico, bisognava annientarlo e, per ottenere questo, bisognava effettuare l’attacco principale attraverso le Ardenne, attraversare nel modo più velocemente la Mosa e giungere fino al mare, nei pressi di Abbeville, per poter cosi circondare le truppe alleate dislocate nelle Fiandre. Una volta distrutte queste forze si sarebbe poi potuto pensare a sbaragliare il resto dell’esercito francese. Hitler fu colpito dall’innovazione di questo piano e alla fine l’approvò.
All’inizio della campagna di Francia i reparti di Manstein seguirono la penetrazione delle forze corazzate di sfondamento ma, nella fase conclusiva, effettuarono il primo sfondamento ad oriente di Amiens. Inoltre, il 10 giugno 1940, fu il primo ad attraversare la Senna compiendo, quello stesso giorno, una marcia di oltre 65 chilometri". La sua avanzata fu senza sosta e, nel giro di pochi giorni, raggiunse la Loira; dopo aver attraversato anche questo fiume con due divisioni giunse la notizia dell’armistizio francese firmato a Compiègne.
In Francia Manstein ebbe riusci’ a mettere in pratica la “Blitzkrieg”, la cosiddetta “guerra lampo” che prevedeva l’utilizzo di carri armati in simultanea con l’appoggio dell’aviazione; quest’ultima aveva il compito sia di appoggiare le truppe a terra sia di bombardare le retrovie del nemico.
Nel febbraio del 1941 ottenne il comando del LVI Corpo corazzato che, all’inizio della campagna di Russia (operazione “Barbarossa”), venne assegnato al gruppo di armate Nord (sotto la guida del feldmaresciallo von Leeb) con il compito di raggiungere, partendo dalla Prussia orientale, la città di Leningrado. L’avanzata di Von Manstein fu velocissima: dopo aver sfondato il fronte in corrispondenza della vallata della Dubissa, in soli quattro giorni e mezzo raggiunse Dvinsk distante oltre 300 chilometri e conquistò i ponti principali sulla Dvina prima che i sovietici potessero farli saltare.
Nel mese di settembre assunse il comando dell'XI Armata (assegnata al gruppo di armate Sud sotto la guida di Von Runsdtedt) con il compito di occupare la Crimea; in questa regione, infatti, i sovietici avevano la possibilità di usare le basi aeree che vi si trovavano per bombardare i campi petroliferi rumeni. Manstein attaccò e conquistò l’istmo di Perekop (permettendo agli uomini di Von Kleist di proseguire lì avanzata verso Rostov) e, dopo aver bloccato un contrattacco nemico verso la penisola di Kerc, il 4 luglio si impadroni’ della roccaforte di Sebastopoli, sul Mar Nero. Quest’ultima vittoria gli fece ottenere il grado di Feldmaresciallo del Reich.
Sempre al comando dell'XI Armata venne rimandato a nord, nel settore di Leningrado, contribuendo alla sconfitta della seconda Armata sovietica.
Due mesi dopo ottenne il comando del Gruppo d'armate Don; il loro compito era ristabilire il contatto con la 6° armata di Paulus rimasta accerchiata a Stalingrado. Von Manstein (nonostante l’opposizione di Hitler che considerava la conquista della città sovietica un obiettivo politico fondamentale) chiese che Paulus attaccasse a sud-ovest del suo schieramento per poter poi congiungersi con le truppe inviate in suo soccorso, ma quest’ultimo comunicò che non era in grado di farlo probabilmente per non opporsi al volere del Fuhrer.
Nel gennaio del 1943 Von Manstein si rese conto che le possibilità di salvare la 6° armata ormai erano minime e capi’ che, per evitare il crollo di tutto il settore meridionale, bisognava ritirare le armate che si erano spinte nel Caucaso. Le sue intenzioni erano di risistemare queste armate sul fronte del Don accorciando la linea del fronte e quindi riducendo le forze necessarie alla sua difesa ma Hitler rifiutò le sue proposte sostenendo che il possesso del Caucaso e del bacino del Donetz avrebbe privato ai sovietici i rifornimenti essenziali di petrolio e minerali. Nonostante la sua abilità Von Manstein dovette affrontare quindi il nemico lasciando sempre in mano sua l’iniziativa e non potendo fare altro che ribattere colpo su colpo.
Ormai i russi erano all’offensiva anche se Von Manstein riusci’ a conseguire ancora qualche parziale vittoria come la riconquista di Charkov il 14 marzo 1943.
Il 5 luglio, nella zona di Kursk, i nazisti tentarono una controffensiva (chiamata operazione “Zitadel”), alla quale parteciparono anche le truppe di Von Manstein, che sfociò nella più grossa battaglia di mezzi corazzati mai combattuta e nella quale, dopo 8 giorni di intensi combattimenti, i tedeschi ebbero la peggio.
I rapporti con Hitler ormai erano diventati tutt’altro che buoni: il Fuhrer pretendeva da Von Manstein la completa adesione politica e la cieca obbedienza sulle strategie militari non tollerando le sue continue critiche. Inoltre i due avevano anche differenti concezioni strategiche: Hitler era sempre contrario a far retrocedere le proprie truppe, Von Manstein sosteneva, invece, che l'unico modo per contrastare il sempre più potente esercito sovietico era un profondo ripiegamento. Queste differenze non fecero altro che emergere durante tutta la controffensiva sovietica nel 1943 e nel 1944.
Il 30 marzo 1944 Hitler lo convocò, insieme a Kleist, all'Obersalzberg a Berchtesgaden; li decorò entrambi con la Croce di cavaliere con fronde di quercia e spade, ma poi tolse loro i rispettivi comandi e li sostituì Schorner e Model.
Fino alla fine del conflitto Von Manstein risiedette a Celle (località mondana e di villeggiatura) e passò il suo tempo a scrivere un libro che sarebbe diventato poi un best seller.
Alla fine della guerra fu arrestato dagli inglesi. Nel 1949 fu processato ad Amburgo come criminale di guerra perché nel 1942, in Crimea, aveva ospitato un “Einsatzgruppe” che aveva il compito di ripulire la regione dagli ebrei. Fu condannato a 18 anni ma di questi ne scontò solamente 4; a causa del suo cattivo stato di salute nel maggio 1953 ottenne la grazia (su richiesta del cancelliere Adenauer).
Andò a vivere in una tranquilla villa di Irschenhausen, in Baviera.
Mori’ il 10 giugno 1973.