LA SECONDA GUERRA MONDIALE
 
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IL FRONTE RUSSO NEL 1943
 
La resa di Paulus a Stalingrado

Agli inizi del 1943 sei armate sovietiche aumentavano sempre più la pressione sulla sesta armata di Paulus circondata a Stalingrado. I tedeschi ricevono solo una minima parte dei rifornimenti necessari solamente perché controllano ancora due piste di atterraggio.
Il comandante russo dell’intero fronte del Don, Rokossovskij, l’8 gennaio inviò un ultimatum al comandante tedesco Paulus ma questi rifiutò la resa dato che non voleva contraddire gli ordini di Hitler di resistere ad ogni costo.
I viveri, però, erano diventati ormai insufficienti e le condizioni fisiche dei soldati ne risentirono.
A fine gennaio, dopo che la sua armata era stata divisa in due tronconi dagli attacchi nemici, Paulus chiese al Fuhrer l’autorizzazione ad arrendersi ma questi rifiutò ancora categoricamente; questa volta, considerato che era pura follia resistere ancora, ignorò l’ordine e, il 2 febbraio, si arrese insieme al suo stato maggiore e ad altri 50 generali. I circa 90.000 sopravvissuti all’accerchiamento dovettero marciare a piedi verso la Siberia e molti di loro morirono di fame o assiderati; ne sopravvissero solo 6.000.

I sovietici all'attacco

All’inizio del 1943 i generali sovietici, sfruttando il momento di difficoltà dei tedeschi, volevano respingere i loro nemici, con una grande offensiva, fino al fiume Dniepr.
Mentre procedeva la liberazione del Caucaso, il 30 gennaio i russi diedero il via a due operazioni, una denominata “Galoppo” diretta proprio verso il Dniepr e l’altra chiamata “Stella” diretta verso il Mar d’Azov. Erano anche all’offensiva in altri settori: sul fronte di Leningrado, su quello di Vjazma e nel settore di Orel e Smolensk.
All’inizio di questa offensiva generale, per cogliere alle spalle i tedeschi che cercavano di portare aiuto all’armata intrappolata a Stalingrado, i russi attaccarono anche nel settore dove era schierata l’8° armata italiana che, con la minaccia concreta di essere accerchiata, fu costretta a ripiegare battendosi duramente per cercare di raggiungere le forze tedesche sul fiume Donec; iniziò, per gli italiani, la tragica ritirata di 300 chilometri a piedi attraverso la steppa.
I russi avanzarono per circa 500 km a ovest di Stalingrado annientando anche il contingente ungherese. L’8 febbraio presero Kursk e il 16 Kharkov. Questa direttrice di attacco sovietica, sferrata in direzione di Rostov, permise, però, ai tedeschi di far rientrare le truppe di Von Kleist dal Caucaso, che già da più di un mese erano sulla difensiva.

Febbraio - Marzo 1943:
riconquista tedesca di Kharkov

I tedeschi, intanto, avevano fatto affluire dalla Francia nuovi reparti corazzati e, con l’apporto di essi, iniziarono una controffensiva avente lo scopo di stabilizzare l’intero fronte orientale annientando le forze sovietiche.
Il 19 febbraio Manstein, uno dei migliori comandanti tedeschi che durante i mesi precedenti aveva splendidamente organizzato la ritirata dal Caucaso, passò all’offensiva; dopo aver riorganizzato i suoi reparti, comprendenti anche divisioni corazzate delle Waffen SS, attaccò i sovietici, cogliendoli completamente di sorpresa, e li costrinse ad abbandonare Kharkov. I nazisti arrivarono alla linea del Donec e del Mius.