LA SECONDA GUERRA MONDIALE
 
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LA BATTAGLIA DI KURSK
Operazione "Zitadel"
 

Agli inizi della primavera del 1943 la linea del Fronte Orientale aveva, in corrispondenza del settore di Kursk, un grosso saliente in cui erano presenti le forze sovietiche; questa, per loro, era pericoloso dato che esse sarebbero potuto essere attaccate dai tedeschi con una manovra a tenaglia.
Lo schema della battaglia di Kursk, fonte: www.dean.usma.edu Nel luglio, infatti, i nazisti, in previsione di migliori condizioni meteorologiche rispetto al terribile inverno passato, organizzarono una grossa controffensiva (denominata operazione “Zitadel”), proprio nella zona di Kursk, per rompere il saliente nemico e distruggere le grandi forze che i russi vi avevano concentrato.
Questo saliente si estendeva in profondità nelle linee tedesche per più di 100 Km con una larghezza di 150; i tedeschi pensavano che, in esso, vi fossero schierati un milione di soldati sovietici che contavano di accerchiare con un doppio attacco da nord e da sud.
L'attacco, che in un primo momento era stato pianificato per la primavera del 1943, venne rinviato ai primi di luglio per dar tempo alle formazioni tedesche di essere integrate con nuovi carri armati tra cui il “Panther D” e il “Tiger I”, gli unici a poter tenere testa ai T-34 nemici. Le forze corazzate naziste, infatti, erano uscite molto indebolite dalle campagne precedenti ma Guderian e Speer erano riusciti a incrementare la produzione di carri armati e di equipaggiamento.
I sovietici, però, tramite loro spie in Svizzera, conoscevano perfettamente le intenzioni nemiche e avevano fortificato la zona con nuove linee difensive, cinquemila chilometri di trincee e centinaia di migliaia di mine.

L’attacco

L’attacco tedesco doveva svolgersi contemporaneamente da nord e da sud. A nord vi era la nona armata, al comando del generale Walther Model, che era composta da sette divisioni corazzate, due di Panzergrenadier e nove di fanteria. A sud era schierata la quarta armata, sotto la guida del generale Hermann Hoth, formata da dieci divisioni corazzate, una di Panzergrenadier e sette di fanteria. Alle forze naziste si opponevano 11 armate sovietiche con il supporto di circa 20.000 pezzi d'artiglieria.
A nord Model attaccò con otto divisioni di fanteria e solamente una corazzata (le altre le teneva di riserva per lanciarle oltre il saliente una volta sfondato il fronte); i russi, però, opposero una tenace resistenza e i campi minati crearono grossi ostacoli alla fanteria di Hitler; alla fine della prima giornata i tedeschi erano avanzati di soli sette chilometri e non erano entrati in possesso di nessun punto chiave.
Il 6 luglio Model impiegò anche le divisioni corazzate di riserva ma i sovietici tennero le loro posizioni. Tre giorni dopo il comandante tedesco interruppe gli attacchi.
A sud Hoth decise, invece, di lanciare all’offensiva tutte le sue forze fin da subito. In questo settore, nonostante grosse perdite, i tedeschi riuscirono a sopraffare la prima linea sovietica, a passare il fiume Donec e a stabilire una testa di ponte. L’offensiva nazista proseguì con decisione e il 9 luglio superarono anche i fiumi Pena e Psel.
Il giorno 12 tre divisioni di SS iniziarono l’attacco per la conquista della città di Prohorovka. I loro 200 carri armati si scontrarono con gli oltre 800 della 5°armata corazzata russa; lo scontro fu durissimo e proseguì per tutta la giornata. Alla fine, i tedeschi furono costretti a cedere.

La fine di "Zitadel"

Il 10 luglio 1943 gli anglo-americani sbarcarono in Sicilia; per evitare che l’isola fosse persa, causando la caduta di Mussolini e l’uscita dell’Italia dall’Asse, Hitler trasferì alcune divisioni (tra cui la “Leibstandarte”) al Brennero indebolendo quindi la zona del saliente di Kursk. Qui, due giorni dopo, i sovietici scatenarono un’offensiva contro la città di Orel conquistandola e penetrando nelle linee difensive tedesche; la presa di Orel era, per i sovietici, di grande importanza strategica in quanto era la base dalla quale i nazisti avevano minacciato Mosca fin dal 1941.
Da quel momento i tedeschi non ebbero più la possibilità di riprendere l’iniziativa e, il 13 luglio, Hitler decretò la fine dell’operazione “Zitadel” che si era risolta in uno scacco completo. Egli, a Kursk, perse circa il 60% delle sue forze corazzate schierate sull’intero Fronte Orientale.

I sovietici arrivano al Dniepr

I sovietici passarono all’offensiva su tutto il Fronte. In agosto attaccarono nel settore di Belgorod e respinsero i tedeschi nonostante questi si battessero con tenacia e infliggessero gravi perdite. Il 5 i russi liberarono Orel, il 23 vinsero la quarta battaglia di Kharkov e i primi di settembre sfondarono il fronte sul Mius.
Solamente a questo punto Hitler accettò, su consiglio dei suoi generali, un ripiegamento generale sul fiume Dniepr.
Nonostante il piano dei nazisti di costituire una salda linea difensiva sul fiume, i sovietici riuscirono subito a creare numerose teste di ponte che utilizzarono come basi di partenza per lanciare le loro truppe verso ovest. A nord l’Armata rossa entrò il 17 settembre a Brjansk e il 25 a Smolensk, in Ucraina gli uomini di Stalin liberarono a Kiev il 6 novembre e, più a sud, entrarono a Dnepropetrovsk e Zaporoze.

Gli ultimi mesi del 1943

Nei mesi di novembre e dicembre del 1943 i tedeschi, con l‘apporto di nuove truppe provenienti da ovest, contrattaccarono le truppe sovietiche che avevano liberato Kiev mettendole in difficoltà.
Alla fine del 1943 la netta superiorità dell’Armata Rossa rispetto alla Wehrmacht era evidente sia in termini di uomini che di mezzi, anche se i tedeschi conservavano ancora il controllo su vaste regioni come la Crimea.

 
 
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