LA SECONDA GUERRA MONDIALE
 
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GLI ALLEATI INVADONO LA PENISOLA ITALIANA
 
L’operazione “Baytown”

Una volta completata l’occupazione della Sicilia, i comandi Alleati iniziarono a pianificare le operazioni per sbarcare sulla penisola; venne decisa quella che fu chiamata “operazione Baytown”, lo sbarco alleato sulle coste calabre.
Alle 5.45 del 3 settembre 1943, nel tratto di costa tra Reggio e Villa San Giovanni, dopo che circa 600 cannoni lanciarono più di 250.000 granate di grosso e medio calibro, sbarcarono due divisioni (una inglese e una canadese) dell’8° Armata al comando del generale Montgomery.
La resistenza tedesca fu pressoché nulla poiché Kesserling, il comandante tedesco sul fronte italiano, aveva già deciso di organizzare le sue difese più a nord; la 29° Panzer si ritirò verso l’Aspromonte e il 502° Battaglione Costiero Italiano si arrese quasi subito.
Nelle prime 24 ore dopo lo sbarco i britannici occuparono Reggio Calabria con il suo aeroporto, Sant’Agata, Scilla e Pezzo.
Il giorno dieci le truppe alleate avanzanti arrivarono sulla linea Catanzaro-Nicastro.

L’operazione “Slapstick”

Il 9 settembre la 1° divisione aerotrasportata s’impadronì di Taranto senza incontrare resistenza. L’avanzata alleata procedette nei giorni successivi: l’11 gli uomini di Montgomery entrarono a Brindisi, il 14 a Bari, il 23 ad Altamura, il 26 a Canosa e il 27 a Foggia, quest’ultimo obiettivo molto importante vista la presenza anche dell’aeroporto.

L’operazione “Alarico”

L’armistizio italiano con gli Alleati non colse affatto impreparati i tedeschi; essi misero in atto i piani che erano stati predisposti fin dalla destituzione del Duce e fecero scattare la cosiddetta “operazione Alarico” avente lo scopo di prendere il controllo dello Stato italiano. Quest’operazione era, in realtà, divisa in tre parti: l’operazione “Achse” (per impossessarsi delle navi italiane), l’operazione “Schwartz” (per rendere inoffensivo l’esercito) e l’operazione “Eiche” (per liberare Mussolini dalla prigionia).
Il fronte italiano era importante per la Germania poiché, in questo settore, erano già presenti forze naziste con lo scopo di tenere il più lontano possibile gli Alleati dal suolo tedesco. Il comandante delle forze naziste in Italia Albert Kesserling, infatti, diede inizio alla costruzione di varie opere difensive che, alla fine, costituirono la prima linea di difesa, la cosiddetta “Linea Gustav”, che andava dalla foce del Garigliano sul mar Tirreno fino a sud della città di Pescara sul mar Adriatico.
Al momento dell’armistizio dell’8 settembre 1943 il Regio Esercito italiano schierava, nella penisola, dodici divisioni nell’Italia settentrionale, otto nella zona di Roma, tre nell’Italia meridionale e sei nelle isole di Sicilia e Sardegna; queste unità vennero disarmate dai tedeschi che mandarono nei loro campi di concentramento in Germania 650.000 soldati e 22.000 ufficiali. I soldati italiani, senza ordini dal Governo, si sbandarono, in tanti fuggirono dai loro reparti e alcuni addirittura si tolsero l’uniforme per indossare abiti civili; di questi molti si avviarono verso i monti per dare vita alle prime formazioni partigiane.
I tedeschi occuparono tutti i punti principali dell’intero nord e centro Italia.

L’operazione “Avalanche”

Per allontanare i tedeschi dall’Italia meridionale e poter, quindi, liberare prima Napoli e poi Roma gli Alleati decisero di lanciare l’operazione “Avalanche” (valanga), uno sbarco nel golfo di Salerno nel tratto tra Maiori e Agropoli. A capo dell’operazione fu designato il generale Harold Alexander, comandante del 15° Gruppo d’Armate che comprendeva la 5° Armata statunitense di Mark Clark e l’8° britannica di Montgomery.
Cartina che illustra lo sbarco di Salerno, 
       fonte: http://www.army.mil/cmh-pg/books/wwii/salerno/sal-prep.htm Le navi destinate a trasportare le truppe d’invasione partirono il 5 settembre dai porti dell’Africa settentrionale; in totale questa forza era composta da 463 unità (tra cui quattro corazzate, sette portaerei, undici incrociatori e alcune decine di cacciatorpediniere) sulle quali si trovavano 100.000 soldati inglesi e 70.000 americani.
Al momento della partenza sia gli ufficiali che i soldati alleati non erano a conoscenza delle trattative di pace con gli italiani e pensavano che dovessero prendere terra sotto una forte resistenza italo-tedesca; solamente quando ormai le navi erano in vista di Salerno sia gli americani che gli inglesi seppero dalla radio dell’avvenuto armistizio e della resa incondizionata lasciandosi andare a grandi manifestazioni di gioia.
La 5° Armata prese terra in due punti distanti, tra di loro, una quindicina di chilometri, sulle rive opposte del fiume Sele; gli Alleati sbarcarono alle 3.30 del mattino del 9 settembre.
All’inizio dello sbarco la Luftwaffe contrastò gli Alleati (con grande sorpresa di questi ultimi) ma questi risposero con un efficace fuoco da parte dei loro cacciatorpediniere e dei loro lanciarazzi dopo di che i loro uomini riuscirono a sbarcare a Marina di Vietri e a Maiori.
All’alba le truppe attaccanti erano all’entrata di Cava dei Tirreni dove ebbero scontri con i tedeschi; in questo paese i nazisti e la popolazione civile si lasciarono andare a saccheggi distruggendo negozi per procurarsi cibo, dolci e sigarette.
Nei primi due giorni dello sbarco gli Alleati riuscirono a superare le deboli difese nemiche e a inoltrarsi all’interno facendo in modo che i rinforzi in truppe, automezzi e carri armati riuscissero ad arrivare regolarmente sulle spiagge; presero anche l’aeroporto di Montecorvino provvedendo anche a rimettere in funzione la pista.
Il giorno undici gli Alleati avevano ormai creato una testa di ponte lunga cento chilometri e profonda dieci.
Nel frattempo, però, Kesserling era riuscito ad assicurarsi il controllo di Roma e le truppe che erano giunte di rinforzo poté schierarle, anziché nella capitale italiana, contro l’avanzata alleata. Il giorno dodici i nazisti, sotto la guida del comandante della 10° Armata Heinrich von Vietinghoff, passarono al contrattacco attaccando di sorpresa prima nel settore degli inglesi e poi su tutto il fronte; il giorno dopo riconquistarono Battipaglia ed Eboli catturando molti prigionieri.
Gli Alleati furono subito in difficoltà e arretrarono in tutti i settori; nonostante l’interevento dell’82° divisione statunitense (quella che, inizialmente, doveva essere lanciata su Roma) le truppe di Hitler continuarono ad avanzare e alcuni reparti giunsero addirittura in vista del mare.
Alexander decise allora di rivolgersi ai cannoni delle navi alleate che erano di stanza a Malta; il 14 settembre al largo della costa campana arrivò una squadra da battaglia comprendente le quattro corazzate “Warspite”, “Valiant”, “Rodney” e “Nelson” (ciascuna dotata dei potenti cannoni da 381 mm) le quali iniziarono bombardamenti molto intensi che colpirono soprattutto i civili.
Il 15 i tedeschi, dopo che le loro postazioni erano state spazzate via dalle navi nemiche, iniziarono lentamente il loro ritiro verso nord; Alexander ordinò ai suoi uomini di avanzare oltre il Volturno.
Il 23 scattò l’offensiva finale alleata; vennero sferrati attacchi verso il Passo di Molina di Vietri che alla fine fu superato per dirigere l’offensiva verso Cava dei Tirreni.
Cinque gironi dopo la battaglia di Cava si poteva considerare conclusa.
Ormai la strada per Napoli era aperta. Il 27 settembre, in città, la popolazione insorse contro i tedeschi e gli scontri più duri avvennero nella zona del Vomero dove era situato il comando germanico.
A Napoli gli Alleati entrarono il 1° ottobre 1943 alle 9.30 del mattino.
L’operazione “Avalanche” causò oltre 600 vittime tra la popolazione civile.

Gli Alleati avanzano

Agli inizi di ottobre del 1943 l’avanzata alleata nell’Italia del sud procedeva sia sulla parte ovest sia sulla parte est della penisola. Ad ovest gli americani della 3° divisione avanzavano verso il fiume Volturno mentre quelli della 34° e 45° divisione convergevano verso Benevento (che conquistarono il giorno 3); ad est gli inglesi sbarcarono vicino a Termoli e arrivarono oltre il fiume Biferno. In quest’ultimo settore i tedeschi inviarono la 16° Panzerdivision che, dopo un’accanita battaglia, il giorno cinque riprese il controllo dello stesso paese di Termoli.
Ad ovest la 5° Armata statunitense raggiunse il fiume Volturno e, a metà del mese, insieme a un Corpo d’Armata britannico, iniziò ad attaccare i nazisti su un fronte di sessanta chilometri.

La Battaglia del Volturno

Nel settore del Volturno, nell’ottobre del 1943 le forze alleate che vi erano dislocate consistevano nel X Corpo d’Armata britannico (dalla foce del Volturno a Capua) e il IV Corpo d’Armata statunitense (da Capua al Matese).
I tedeschi, invece, schieravano la XV Divisione “Panzer Grenadier” (dalla foce del Volturno a Grazzanise) e il X Corpo d’Armata (nella zona del Matese); poco prima della battaglia del Volturno, però, Kesserling tolse a queste forze la 16° Panzer Division dato che la trasferì sul fronte adriatico per contrastare lo sbarco inglese a Termoli.
Gli Alleati volevano impossessarsi delle alture tra Venafro e Sessa Aurunca per così mettere al sicuro l’utilizzo dell’importante porto di Napoli; per far questo era necessario superare la linea di difesa nemica che si trovava sul Volturno.
Il piano del generale Mark Clark era di attaccare lungo tutto il corso del fiume in modo da dividere le trippe nemiche e attraversare il Volturno in più punti.
La 3° Divisione, con il 1° Battaglione del 15° Fanteria, avrebbe sferrato un finto attacco in direzione di Triflisco mentre il suo vero obiettivo sarebbe stato, con il 7° Fanteria, il Monte Caruso. Su quest’ultimo avrebbe dovuto puntare anche altri due battaglioni del 15° Fanteria mentre la 34° Divisione avrebbe dovuto proteggere il fianco.
Alla mezzanotte del 12 ottobre 1943 gli Alleati iniziarono un forte bombardamento di artiglieria su tutta la linea del fronte utilizzano sia proiettili esplosivi sia fumogeni con lo scopo di non far capire ai tedeschi il punto dove gli attaccanti avrebbero cercato di superare il fiume; alle 2 del mattino i soldati del 7° Fanteria cominciarono a guadarlo ma con molte difficoltà dati che le forti piogge dei giorni precedenti rendevano difficoltoso il controllo delle imbarcazioni.
Solamente all’alba i tedeschi riuscirono a individuare il punto dove gli attaccanti stavano passando il fiume e riuscirono ad affondare qualche battello.
Gli americani riuscirono, intorno a mezzogiorno, sia a conquistare la cima occidentale del Monte Caruso sia a far passare i primi mezzi corazzati dall’altra sponda del fiume.
Nel pomeriggio gli attaccanti s’impadronirono anche della parte orientale di Forca Caruso e iniziarono l’offensiva verso la cima di Triflisco che era ancora controllata dai tedeschi; durante la notte alcuni reparti statunitensi iniziarono a salire la collina accorgendosi che i nazisti si erano già ritirati.
Per la riuscita dell’attacco Alleato fu determinante la 45° Divisione americana, che, provenendo da Benevento, conquistò il Monte Acero, strategicamente importante per la difesa tedesca del Volturno, impegnando forze nemiche che, altrimenti, sarebbero potuto essere spostate nel settore dove è avvenuta l’offensiva principale.

La liberazione di Caiazzo

Nel settore intorno a Caiazzo erano schierate, per gli Alleati, la 34° e la 3° Divisione americana (la prima posizionata da Caiazzo alla confluenza del Calore nel Volturno e la seconda da Piana di Monte Verna a Triflisco); per i tedeschi vi erano la Divisione “Hermann Goering” (da Grazzanise a Piana di Monte Verna) e la 32ª Panzer Grenadier (da Caiazzo a Monte Acero).
La battaglia per la liberazione di Caiazzo iniziò alle 0,45 del 13 ottobre quando un centinaio tra cannoni e obici della 34° divisione americana iniziarono il bombardamento della zona.
All’una di notte due battaglioni del 168° Reggimento di fanteria americano guadarono il fiume a nord ovest di Limatola mentre altri due battaglioni del 135° Reggimento cercarono di oltrepassarlo a sud di Squile.
I tedeschi, dopo avere individuato i punti di attraversamento nemici, bombardarono i soldati statunitensi che si trovavano ancora tra il fiume e la strada. Questi ultimi solamente nel pomeriggio, con l’aiuto della loro artiglieria, riuscirono venire fuori dalla situazione di difficoltà; la mattina successiva, dopo che arrivò un altro battaglione durante la notte, conquistarono Caiazzo.
Solamente il giorno seguente alla liberazione del paese gli americani riuscirono a far attraversare il fiume ai mezzi pesanti.