LA SECONDA GUERRA MONDIALE
 
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LA BATTAGLIA D'INGHILTERRA
 

Dopo avere ottenuto la resa della Francia, Hitler concentrò i suoi sforzi sulla Gran Bretagna e iniziò a preparare l'invasione dell'Inghilterra, operazione denominata in codice "Leone Marino".
Il piano tedesco si basava sulla superiorità della propria forza aerea rispetto a quella inglese per proteggere i mezzi da sbarco che avrebbero dovuto attraversare la Manica.
Per preparare l'invasione la Luftwaffe di Goring dispiegò 2.820 aerei (costituiti da aerei da caccia, Stuka e caccia-bombardieri) mentre invece la Royal Air Force (RAF), con a capo Sir Hugh Dowding, schierò 591 apparecchi comprendenti gli Spitfire, gli Hurricane e i Defiant.
Churchill preparò una grande trappola agli aerei di Goring, spostando molto a nord della capitale gli aeroporti e tutta la logistica per i rifornimenti ai velivoli. Questa operazione aveva lo scopo di spingere all'interno i caccia tedeschi durante eventuali duelli con quelli inglesi; in questo caso, data la loro scarsa autonomia, anche se fossero scampati al combattimento sarebbero stati impossibilitati a raggiungere le loro basi dato che il carburante non sarebbe stato sufficiente. Molti aerei della Luftwaffe infatti fecero proprio questa fine.

Mussolini inviò pochi velivoli e, per di più, senza radio e senza carlinga; quando provarono ad attraversare la Manica si persero nella nebbia e, al ritorno, non trovarono nemmeno più la base da dove erano partiti; dovettero fare un atterraggio di fortuna e finirono sul territorio di quattro stati diversi!
Le squadriglie tedesche dovevano iniziare i loro attacchi contro la RAF l'11 agosto 1940 (il cosiddetto "Giorno delle Aquile") mentre, secondo i piani di Hitler, l'invasione vera e propria fu fissata per il 15 settembre.
Dato che l'11 ed il 12 agosto il tempo volse al brutto con nubi basse e poca visibilità, i primi imponenti attacchi tedeschi si svolsero il giorno 13. Durante questa giornata la Luftwaffe effettuò 1.485 sortite ma, alla fine, gli inglesi persero solamente 13 aerei contro i 46 nemici.
Il 14, 15 e 16 agosto la Luftwaffe fece più di 1.500 incursioni al giorno dirigendosi verso il Kent, l'area orientale dell'Inghilterra e gli aeroporti del sud; ogni volta però il bilancio di velivoli abbattuti era sempre favorevole alla RAF.
Ormai era chiaro che la RAF era ben lontana dall'essere sconfitta e, anche durante la giornata del 18, i tedeschi persero 71 aerei contro i 17 inglesi.
Dopo una settimana di combattimenti la Luftwaffe non era assolutamente riuscita a conquistare la superiorità aerea; perse anzi 363 aerei contro i 200 inglesi, gli Stuka si dimostrarono meno agili degli Spitfire e degli Hurricane ed inoltre molti aeroporti britannici rimasero ancora operativi nonostante i bombardamenti subiti.

Per ovviare a questa situazione i tedeschi mutarono tattica: essi infatti ritenevano che, attaccando gli aeroporti dell'11° gruppo nel settore sud-est del Paese, avrebbero costretto gli inglesi a schierare tutte le loro forze disponibili, dato che dovevano pensare alla loro difesa. Il piano presentava i suoi rischi per il motivo le squadriglie naziste avrebbero dovuto spingersi più in profondità per raggiungere i loro obiettivi; venne quindi deciso di aumentare il numero dei caccia di scorta ai bombardieri.
Questa nuova strategia, per un certo periodo, sembrava potesse risultare vincente per la Luftwaffe; infatti, fra il 24 agosto e il 6 settembre, i tedeschi effettuarono 33 incursioni che causarono agli inglesi la perdita di 286 velivoli.
In ogni caso, alla fine di agosto, l'operazione "Leone Marino" venne rimandata dal 15 al 21 settembre.
La notte tra il 24 ed il 25 agosto alcune bombe caddero sulla città di Londra; Hitler disse alla radio che si trattava "solo di un errore" ma Churchill trovò il modo di vendicarsi. Mentre l'isola era attaccata da 1500 aerei tedeschi, alcuni bombardieri della RAF sganciarono il loro carico su Berlino in pieno giorno; per il Fuhrer e per i tedeschi fu un colpo psicologico molto forte dato che Goring, in passato, aveva detto più volte che i cieli di Berlino erano praticamente inviolabili per gli Alleati.
Per ritorsione contro il bombardamento inglese, Goring impegnò tutti i suoi bombardieri per attaccare Londra; gli attacchi però furono rivolti verso il centro della città e non verso i punti strategici dove si trovavano gli obiettivi militari. In questo modo alcune zone di Londra divennero un cumulo di macerie ma gli inglesi rimasero sempre in condizione di combattere e la loro aviazione continuò ad essere ben lontana dall'essere annientata.
Nella prima metà di settembre l'aviazione tedesca continuò nelle sue sortite ma la RAF continuò ad abbattere velivoli nemici; per di più, in alcune giornate, le condizioni meteo non furono buone e quindi gli attacchi della Luftwaffe dovettero diminuire di intensità.
Hitler fissò il 27 settembre come data ultima per l'invasione e, siccome fra l'ordine e l'effettivo inizio delle operazioni di sbarco dovevano passare dieci giorni, la RAF doveva essere neutralizzata, al massimo, entro il giorno 17.
La giornata decisiva della Battaglia d'Inghilterra fu il 15 settembre 1940. Infatti in quel giorno i tedeschi organizzarono due massicce incursioni su Londra, che però furono efficacemente contrastate dai piloti inglesi: i bombardieri della Luftwaffe si dovettero disfare in tutta fretta delle loro bombe, impedendo quindi che i loro obiettivi fossero centrati. Anche un attacco diretto contro gli stabilimenti aeronautici Supermarine di Southampton si scontrò contro la violenta reazione della contraerea. In questa giornata la Germania aveva perduto non meno di 60 velivoli contro i 23 inglesi.
Questa ulteriore sconfitta contribui' alla decisione che Hitler prese il 17 settembre: l'operazione "Leone Marino" era rinviata a data da destinarsi.
Goring, però, non volle rassegnarsi ad ammettere il suo fallimento e, tra il 17 e il 30 settembre, mandò i suoi aerei ancora verso Londra e verso le fabbriche di aeroplani. I velivoli tedeschi abbattuti però continuarono ad essere ben superiori di quelli inglesi ed inoltre la RAF aveva rimpiazzato le perdite dei suoi aerei Spitfire ed Hurricane grazie alla produzione dell'industria aeronautica.
Agli inizi di ottobre Hitler non aveva ancora perso la speranza di sbarcare in Inghilterra ma i comandanti dell'esercito e della marina gli suggerirono di abbandonare il piano per evitare di esporre ai bombardieri inglesi le unità ammassate nei porti francesi sulla Manica.
Qualche giorno dopo Alfred Jodl, capo dell'ufficio operativo del Comando Supremo della Wehrmacht, consegnò al Fuhrer un rapporto in cui evidenziò che uno sbarco tedesco era ormai praticamente impossibile. L'11 novembre Hitler rinunciò definitivamente all'invasione.
La rinuncia alle operazioni di sbarco non coincise però con la fine dei bombardamenti della Luftwaffe sull'Inghilterra. Fino a quando le squadriglie tedesche, nel maggio del 1941, non furono trasferite ad est per preparare l'invasione dell'Unione Sovietica, i bombardieri nazisti continuarono le loro azioni su Londra, sulle città industriali e sui porti.
40.000 civili inglesi persero la vita e altri 46.000 rimasero feriti.