LA SECONDA GUERRA MONDIALE
 
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LA CAMPAGNA DI GUADALCANAL
 
La conquista dell’isola di Tulagi

Nel maggio 1942 i giapponesi avevano occupato l’isola di Tulagi e, due mesi dopo, iniziarono a costruire una base aerea nella vicina isola di Guadalcanal. Da qui potevano minacciare i rifornimenti alleati tra gli Stati Uniti e l’Australia e programmare nuovi attacchi verso le isole Figi e le isole Samoa.
Per impedirlo, gli Alleati decisero di invadere le isole Salomone e i piani furono assegnati all’ammiraglio americano Ernest King, comandante in capo della flotta statunitense.
Per l’offensiva nel settore del Pacifico, nel maggio 1942, il generale maggiore dei marines Alexander Vandegrift ricevette l'ordine di spostare la 1° Divisione nella Nuova Zelanda mentre altre truppe vennero spostate in basi delle isole Figi, a Samoa, nelle Nuove Ebridi e nella Nuova Caledonia.
L’attacco alle Isole Salomone meridionali venne denominato in codice “Operazione Watchtower” e la data di inizio fu fissata per il 7 agosto 1942; all’inizio l’obiettivo dell’offensiva era solo l’isola di Tulagi ma, dopo che i ricognitori americani scoprirono la costruzione di una base a Guadalcanal, vi inclusero anche quest’ultima.
Le forze Alleate erano formate da 75 navi da guerra e da trasporto al comando del vice ammiraglio statunitense Frank Fletcher (imbarcato sulla portaerei USS Saratoga. Le forze anfibie erano, invece, guidate dal contrammiraglio americano Richmond K. Turner.

I primi sbarchi a Guadalcanal

Le navi alleate, la mattina del 7 agosto 1942, vennero divise in due gruppi: uno diretto a Guadalcanal e l’altro diretto verso Tulagi e le isole vicine di Gavutu e Tanambogo. Per prendere queste ultime e Tulagi venne dato l’ordine di assalto a 3.000 marines; il giorno 8 cadde Tulagi e, il giorno seguente, le altre due. A Guadalcanal, invece, la resistenza contrapposta dai giapponesi fu molto più tenace.
Qui, alle 9.10 di mattina del 7 agosto, 11.000 uomini al comando di Vandegrift sbarcarono tra la punta Koli e la punta Lunga. Avanzando nella foresta i soldati non incontrarono difficoltà e si impossessarono della base (che fu chiamata “Henderson Field” in memoria di un aviatore ucciso nella battaglia delle Midway); i difensori, martellati con bombardamenti dal mare e dal cielo e non muniti di armi pesanti, erano, infatti, fuggiti verso ovest.
A Rabaul il contrammiraglio Mikawa, Comandante dell’8° Flotta nipponica, decise di mandare immediatamente rinforzi a Guadalcanal.
Nella notte tra l’8 e il 9 agosto alcuni incrociatori giapponesi affondarono quattro incrociatori Alleati (uno australiano e tra statunitensi); questa sconfitta convinse il contrammiraglio americano Frank Fletcher a ritirare le sue unità dal Mar dei Coralli nel timore di ulteriori perdite causate da navi e aerei nemici.
Venendo a mancare l’apporto delle portaerei, il contrammiraglio Richmond Turner, comandante dei mezzi anfibi di stanza nel Pacifico, ritirò i suoi convogli all’ancora a Guadalcanal mentre i rifornimenti erano ancora in fase di scarico. Furono, in pratica, allontanati, oltre a metà dei rifornimenti stessi (che non erano ancora stati sbarcati) necessari alle truppe, anche 1.400 soldati che si trovavano a bordo delle navi.
Questa decisione di ritirare la flotta suscitò molte polemiche tra i marines che si videro privati anche di molto equipaggiamento pesante. Questi però, il 18 agosto, terminarono, dopo quattro intensi giorni di lavoro, la costruzione della base aerea di Henderson rendendola pronta per essere utilizzata.
Il 20 agosto da una portaerei statunitense furono inviati alla base due gruppi di aerei, uno composto da 19 caccia “Wildcat” e l’altro formato da 12 bombardieri “Dauntless”.

La battaglia di Tenaru

Per riprendere il controllo dell’aeroporto, i nipponici si affidarono alla 17° Armata dell'esercito (che era di base a Rabaul ed era al comando del tenente generale Hyakutake) con, a supporto, la Flotta Combinata di Isoroku Yamamoto.
L'armata, però, poteva inviare solo poche unità: la 35° Brigata Fanteria (comandata da Kawaguchi e situata a Palau, il 4º Reggimento nelle Filippine e il 28º Reggimento (al comando del colonnello Ichiki) vicino a Guam. Le tre unità si diressero tutte verso Guadalcanal e arrivò per primo il reggimento di Ichiki che sbarcò, il 19 agosto, a punta Taivu, ad est del perimetro difensivo americano. I giapponesi, all’inizio del giorno 21, si lanciarono subito in un attacco frontale ai marines ma subirono gravi perdite; all’alba gli statunitensi passarono, a loro volta, all’offensiva e uccisero la maggior parte dei soldati nemici sopravvissuti. Ichiki, una volta resosi conto della sconfitta, si si tolse la vita mentre i superstiti rimasero in attesa di rinforzi.

La battaglia delle Isole Salomone orientali

Intanto, il 16 agosto, nuovi rinforzi giapponesi (1.400 uomini del 28° Reggimento Fanteria più altri 500 delle truppe speciali da sbarco) partirono verso Guadalcanal; queste truppe erano scortate da 13 unità da guerra al comando contrammiraglio Raizo Tanaka mentre, a supporto dello sbarco nipponico, Yamamoto ordinò a Chuichi Nagumo di dirigersi verso le isole Salomone Orientali con la sua flotta comprendente tre portaerei (“Ryujo”, “Shokaku” e “Zuikaku”) e altre 30 navi.
Anche gli statunitensi schieravano tre portaerei statunitensi per opporsi alle manovre giapponesi.
Tra il 24 e il 25 agosto i due schieramenti ingaggiarono battaglia nella Battaglia delle isole Salomone Orientali, che causò ingenti danni a entrambe le flotte; in particolare, quella giapponese perse una delle portaerei (la “Ryujo”) portaerei leggera e una nave da trasporto. Tanaka dovette dirigersi a nord, nelle isole Shortland, dove spostò le truppe superstiti su cacciatorpediniere per inviarle successivamente a Guadalcanal.

I “Tokyo Express”

I danni subiti nella Battaglia delle isole Salomone Orientali convinsero Tanaka a inviare a Guadalcanal i convogli di truppe attraverso navi veloci come i cacciatorpediniere (e non tramite lente navi di trasporto) per poter limitare al minimo il pericolo dovuto agli attacchi aerei statunitensi.
Questo trasporto di soldati nipponici venne definito, dagli Alleati, “Tokyo Express”; questo sistema, che si svolgeva durante le ore notturne, non venne contrastato dalle navi e dagli aerei americani (che invece operavano con buona efficienza di giorno) e così, tra il 29 agosto e il 4 settembre, il Sol Levante riuscì a far sbarcare a Taivu Point circa 5.000 soldati.
Il 31 agosto giunse anche il generale Kawaguchi, nuovo comandante di tutte le forze presenti sull'isola. A Guadalcanal giunse anche un altro convoglio di circa 1.000 uomini (guidati dal colonnello Oka) che presero terra a Kalimbo, a ovest del perimetro difensivo alleato.

La battaglia di Edson's Ridge

Con i nuovi arrivi, Kawaguchi mise a punto un nuovo piano per attaccare gli statunitensi; divise le sue forze in tre tronconi: lui avrebbe guidato l’attacco, con 3.000 uomini divisi in 3 battaglioni, dalla giungla a sud del perimetro, gli uomini al comando di Oka avrebbero attaccato da ovest e quelli di Ichiki da est.
Il 7 settembre i soldati di Kawaguchi lasciarono Taivu per dirigersi verso Lunga Point seguendo la costa; a Taivu rimasero solo 250 uomini per proteggere la base dei rifornimenti. Questi, però, furono avvistati dagli uomini del tenente colonnello Merritt Edson che, il giorno dopo, li attaccarono conquistando il villaggio di Tasimoboko e ricacciando i nipponici verso la giungla. Gli Alleati, oltre a trovare grosse quantità di carburante, munizioni e cibo, si impossessarono anche di documenti con i quali scoprirono l’imminente attacco giapponese.
Quest’ultimo, come riuscì esattamente a prevedere Edson, si svolse lungo un crinale stretto chiamato “Lunga Ridge” dato che era parallelo al fiume Lunga e a sud della base di Henderson; per difenderlo Edson, l’11 settembre, schierò 840 soldati.
I nipponici attaccarono nella notte del 12 settembre facendo ripiegare una compagnia di marines americani. La notte successiva, Kawaguchi, con 3.000 uomini, ne affrontò 830 nemici ad ovest del crinale: all’inizio sfondarono le linee statunitensi ma questi poi respinsero gli assalitori con truppe provenienti dalla parte settentrionale.
Due compagnie di Kawaguchi lanciarono un’offensiva anche sul lato sud del crinale facendo retrocedere gli uomini di Edson sulla collina 124 situata nella parte centrale. Da qui, però, gli americani, con il supporto dell’artiglieria, riuscirono a respingere tutti gli attacchi nipponici causando loro gravi perdite.
Alcune unità giapponesi riuscirono a entrare nella base aerea ma, alla fine, vennero respinte.
Gli attaccanti ebbero 850 perdite mentre gli americani 104.
Hyakutake venne a sapere della sconfitta di Kawaguchi e comprese che, se voleva sconfiggere gli Alleati a Guadalcanal, doveva rinunciare all’altra offensiva dei nipponici verso Port Moresby e la Nuova Guinea. Per impossessarsi della base aerea di Henderson, Hyakutake decise di inviare ulteriori rinforzi.
Intorno alla metà di settembre gli Alleati trasferirono a Guadalcanal il 3º Battaglione Marines (proveniente da Tulagi), più di 4.000 uomini della 3a Brigata, munizioni e carburante per gli aerei. Con questi rinforzi gli statunitensi non permisero più ai nipponici di superare la linea difensiva intorno alla base aerea.
Vandegrift effettuò anche alcune modifiche tra i suoi comandanti promuovendo i giovani ufficiali che si erano messi in mostra (tra cui l’appena promosso colonnello Merritt Edson, posto a capo del 5º reggimento) e trasferendo altrove quelli che non si erano dimostrati validi sul campo.
Anche i giapponesi, nel frattempo, stavano facendo affluire nuovi rinforzi; nella baia Kamimbo venne fatto sbarcare il 3º Battaglione del 4º Reggimento Fanteria mentre i "Tokyo Express" portarono altre truppe, cibo e munizioni. Dalle Indie Orientali Olandesi arrivarono anche la 2° e la 38° Divisione. Tutto questo per permettere un nuovo grande attacco alla metà di ottobre.

La battaglia di Henderson Field

Il 13 ottobre 1942 sei navi cargo giapponesi con, al seguito, otto cacciatorpediniere si diressero verso Guadalcanal; trasportavano 4.500 soldati, suddivisi nel 16º e 230º Reggimento Fanteria, due batterie di artiglieria pesante e un gruppo di carri armati.
Per proteggere il convoglio dagli aerei statunitensi, la nella notte tra il 13 e il 14 Yamamoto fece bombardare la base di Henderson da due navi da battaglia e nove cacciatorpediniere; entrambe le piste della base furono gravemente danneggiate, furono incendiati i depositi di carburante e furono distrutti 48 velivoli su 90.
Il personale della base, però, fu in grado di ripristinare una delle piste solamente in poche ore e così poterono giungere 17 Dauntless e 20 Wildcat. Questi, il giorno 15, bombardarono un convoglio giapponese che stava scaricando truppe a Tassafaronga e riuscì a distruggere tre navi da trasporto.
Nella prima quindicina di ottobre il Giappone inviò a Guadalcanal 15.000 uomini e, con queste truppe di rinforzo, Hyakutake decise di passare all'offensiva.
I nipponici stabilirono che l'attacco principale sarebbe effettuato da sud dalla 2° comandata del tenente generale Masao Maruyama e formata da 7.000 uomini suddivisi in tre reggimenti di fanteria. Essi attraversarono la giungla e si posizionarono nei pressi della riva est del fiume Lunga; in contemporanea altre unità nipponiche avanzarono da ovest lungo la costa.
Le prime unità ad attaccare furono, il 23 ottobre, queste ultime con battaglioni di fanteria e 9 carri; furono però respinte subendo forti perdite e la distruzione di tutti i carri. La sera del 24 andarono all’offensiva anche le truppe di Maruyama ma anch’esse senza successo.
Ulteriori attacchi giapponesi non andarono a buon fine e, alle 8 del mattino del 26 ottobre, Hyakutake decise di cessare le offensive ordinando ai suoi uomini di ritirarsi.
Durante questi combattimenti i nipponici persero tra i 2.200 e i 3.000 uomini mentre gli americani ebbero solamente 80 morti.

La battaglia delle Isole di Santa Cruz

La battaglia delle Isole di Santa Cruz fu combattuta tra la flotta di Yamamoto, comprendente portaerei e grande navi da guerra, e quella alleata sotto la guida di William F. Halsey (che, il 18 ottobre, aveva sostituito Ghormley a causa dell’atteggiamento troppo pessimistico di quest’ultimo).
Le due flotte si scontrarono la mattina del 26 ottobre; alla fine gli statunitensi persero la portaerei “Hornet” ed ebbero seriamente danneggiata la “Entreprise” ma anche i nipponici subirono pesanti perdite aeree e navali. Queste perdite erano terribili per il Sol Levante perché ormai i giapponesi non erano più in grado di sostituire gli esperti piloti perduti e le navi affondate, mentre la potente industria americana metteva sulla bilancia tutta la sua forza facendo pendere le sorti del conflitto verso la vittoria alleata.

I combattimenti di novembre

Le truppe giapponesi avevano subito forti perdite negli scontri precedenti e, per sfruttare questo vantaggio, Vandegrift inviò sei battaglioni di marine e uno dell’esercito con lo scopo di impossessarsi di Kokumbona, dove vi era il quartier generale della 17° Armata.
Gli americani attaccarono il primo novembre e, due giorni dopo, ebbero la meglio sulle forze a difesa della zona di punta Cruz; gli statunitensi riuscirono anche a contrastare altri soldati del Sol Levante che avevano preso terra vicino a Koli Point. Gli americani chiusero in una sacca i loro nemici a Gavaga Creek facendo perdere loro poco meno di 500 uomini.
Il 4 novembre, al comando del tenente colonnello Carlson, nella baia di Aola sbarcarono due compagnie di marines; il giorno dopo essere ricevettero l’ordine di attaccare le truppe giapponesi in fuga in ritirata dopo gli scontri precedenti. Ci furono numerosi scontri e, quando i nipponici riuscirono ad arrivare al fiume Matanikau, avevano perso almeno 500 soldati. Alla fine, quando ritornarono alle postazioni della 17° Armata, ne erano rimasti superstiti meno di 800.
Alcune spedizioni del “Tokyo Express” dei primi giorni di novembre fecero arrivare al Sol Levante alcune truppe di rinforzo del 228º Reggimento della 38° Divisione e, con l’apporto di esse, i giapponesi respinsero gli attacchi statunitensi del 10 e del 18 novembre.

La battaglia navale di Guadalcanal

Dopo la sconfitta nella battaglia di Henderson Field, i giapponesi necessitavano di nuovi rinforzi per poter riprovare a conquistare la base aerea. L’esercito, quindi, chiese a Yamamoto assistenza per poter trasportare le nuove truppe ed egli fornì 11 grandi navi da trasporto in grado di portare a bordo 7.000 uomini, equipaggiamento e munizioni.
Attacchi di aerei giapponesi durante la Battaglia di Guadalcanal (12 novembre 1942), 
      fonte: PD-USGov-Military-Navy A supporto di questo convoglio inviò una flotta di navi da guerra comprendente le navi da battaglia “Hiei” e “Kirishima” aventi il compito di bombardare la base aerea alleata colpendo le piste e distruggendo gli aerei. Le navi da guerra erano comandate dal Vice Ammiraglio Hiroaki Abe che si trovava a bordo della “Hiei”.
Della preparazione della nuova offensiva giapponese i servizi segreti Alleati ne vennero a conoscenza i primi di novembre 1942. Gli americani inviarono un grosso convoglio (Task Force 67) per trasportare marines e due battaglioni dell’esercito; esso era scortato dalle navi di due flotte al comando dei Contrammiragli Daniel J. Callaghan e Norman Scott e dagli aerei della base Henderson. Nonostante alcuni attacchi aerei nemici subiti, riuscirono ad arrivare a destinazione e a sbarcare il loro carico.
I ricognitori statunitensi scoprirono le navi giapponesi che si avvicinavano e venne mandata loro incontro la flotta di Callaghan composta due incrociatori pesanti, tre incrociatori leggeri e otto cacciatorpediniere.
Le opposte flotte si intercettarono nella notte del 13 novembre tra Guadalcanal e l’Isola di Savo; l’oscurità, a causa della luna nuova, era praticamente totale e le navi aprirono il fuoco quando si trovavano a una distanza molto ravvicinata. Callaghan, durante la battaglia, perse, oltre che la vita, anche tutte le sue navi tranne un cacciatorpediniere e un incrociatore; Abe, invece, perse due cacciatorpediniere e subì gravi danni alla sua stessa nave ammiraglia.
Abe ordinò alle sue navi di ritirarsi senza bombardare la base di Henderson; il giorno gli aerei americani da qui decollati affondarono definitivamente la “Hiei”.
Yamamoto ordinò al convoglio delle navi trasporto (sotto la guida di Raizo Tanaka) di aspettare una giornata prima di muoversi verso Guadalcanal; ordinò, inoltre a Nobutake Kondo di mettere insieme una nuova flotta con le navi da guerra provenienti da Truk e quelle superstiti della flotta di Abe; esse avrebbero dovuto attaccare la base di Henderson il 15 novembre.
Nella notte del giorno 14 due unità giapponesi salpate da Rabaul e al comando di Gunichi Mikawa riuscirono a colpire la base alleata anche se gli americani riuscirono a mantenerla operativa senza nemmeno la perdita di un solo velivolo. I giapponesi qui commisero un grave errore: convinti che la base fosse stata messa fuori uso, il convoglio di Tanaka salpò dirigendosi verso Guadalcanal ma fu presto attaccato dagli aerei americani. Essi affondarono un incrociatore pesante e sette delle undici navi da trasporto. Le rimanenti quattro proseguirono mentre, nel frattempo, si avvicinava anche la flotta di Kondo.
Per intercettare quest’ultima, Halsey gli mandò incontro le navi da battaglia “Washington” e “South Dakota” con quattro cacciatorpediniere. Quando le due flotte ingaggiarono il combattimento gli americani persero tre caccia e subirono gravi danni alla” South Dakota”; la “Washington”, però, riuscì a colpire seriamente la nave ammiraglia nipponica.
Alla fine Kondo decise di ritirarsi senza aver bombardato la base di Henderson.
Intanto le superstiti quattro navi da trasporto giapponesi arrivarono nei pressi di Tassafaronga, a Guadalcanal, e scaricarono sulle spiagge i loro rifornimenti; alle 6 del mattino, però, gli aerei alleati li attaccarono consentendo solamente a meno di 3.000 uomini di prendere terra, per di più con scarsi rifornimenti.
Questa disfatta causò la cancellazione delle offensive pianificate dai nipponici per il mese di novembre.
Il 26, alla testa della neo costituita 8° Armata di Rabaul (comprendente la 17ª Armata di Hyakutake e la 18ª di stanza in Nuova Guinea) fu nominato il tenente generale Imamura, che, inizialmente, rinnovò la priorità di conquistare la base di Henderson. L’avanzata alleata a Buna, però, lo costrinse a modificare i suoi piani; siccome Rabaul poteva essere messa in pericolo, Imamura non inviò più rinforza a Guadalcanal per concentrarsi, invece, sulla difesa della Nuova Guinea.
Nel dicembre del 1942 il generale Vandegrift fu sostituito dal generale Alexander Patch dato che la 1° Divisione dei marines venne gradualmente rimpiazzata dall’esercito.

Il ritiro del Giappone da Guadalcanal

Il 12 dicembre 1941 la marina nipponica chiede di abbandonare Guadalcanal ed anche alcuni ufficiali dell’esercito fecero presente che era diventato ormai impossibile riprendere il controllo dell'isola. Dopo alcune consultazioni, il giorno 26 i nipponici ordinarono di ritirarsi e di stabilire una nuova linea difensiva nelle isole Salomone centrali e in Nuova Guinea.
Del ritiro l’Imperatore Hirohito fu informato due giorni dopo acconsentendo definitivamente il 31.