LA SECONDA GUERRA MONDIALE
 
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IL FALLITO SBARCO DI DIEPPE
Operazione "Jubilee"
 

L'operazione “Jubilee”, organizzata dagli Alleati nell’agosto del 1942, prevedeva lo sbarco di truppe sulle spiagge situate vicino alla cittadina di Dieppe, nel Nord della Francia. Fu scelta Dieppe perché era a soli 108 chilometri dalle coste inglesi e perché aveva una spiaggia seguita da una spianata di circa un chilometro e mezzo.
Il fallito sbarco di Dieppe, fonte: United Kingdom Government, Photo No.: A 11235, Collection No.: 4700-01 Quest’operazione aveva un duplice scopo: da una parte, alleggerire la pressione sulle truppe sovietiche (nel 1942 esse erano le uniche ad affrontare la Wehrmacht sul continente europeo) e, dall’altra, acquisire informazioni precise sulla composizione del Vallo Atlantico per poter preparare al meglio la futura invasione della “Fortezza Europa”.
Lo sbarco venne fissato per la giornata del 4 luglio 1942 e il comando fu affidato all’ammiraglio Lord Louis Mountbatten; dovevano prendere terra circa 6.100 soldati suddivisi in due brigate di fanteria canadese (questi uomini, però, non avevano mai partecipato ad una battaglia ma solamente ad addestramenti), alcune unità di paracadutisti e un battaglione composto da 30 carri armati.
A questi ultimi e alla fanteria fu affidato il compito di attaccare il porto mentre i paracadutisti dovevano mettere fuori uso i cannoni delle batterie costiere.
A causa del maltempo, non vennero, però, utilizzati i paracadutisti ma gruppi di commando (circa mille uomini tra inglesi, ranger americani e francesi indipendenti) che dovevano effettuare un’incursione anfibia.
L’appoggio navale e aereo allo sbarco doveva essere garantito da caccia, bombardieri pesanti e dalla flotta che doveva portare le truppe da sbarco; il capo del “Bomber Command”, Sir Arthur Harris, però, non si dichiarò d’accordo dato che non voleva esporre i propri bombardieri alla caccia tedesca (facendo mancare, quindi, il loro supporto alle forze di terra); inoltre, per la scorta, la Royal Navy mise a disposizione solo otto cacciatorpediniere e qualche nave da cannoneggiamento.

L'attacco

Per il continuare delle pessime condizioni meteo l’attacco venne rinviato al 19 agosto; le esercitazioni, che intanto vennero svolte come preparazione per lo sbarco, non sfuggirono alla ricognizione tedesca; i nazisti rafforzarono le loro difese in Normandia e misero le loro truppe nello stato di massima allerta. L’effetto sorpresa, su cui gli Alleati contavano, si poteva quindi definire svanito.
La notte del 19 agosto i dragamine inglesi, che precedevano 23 imbarcazioni alleate, aprirono un corridoio nel canale della Manica scontrandosi solamente con un convoglio tedesco composto da cinque navi scortate da tre cacciatorpediniere; solamente 7 delle 23 navi riuscirono a far sbarcare i loro uomini. Un gruppo di questi mise a tacere sei grossi cannoni della prima batteria costiera.
Data l’assenza di un iniziale bombardamento pesante e lo scarso cannoneggiamento proveniente dalle navi, la fanteria canadese affrontò le difese tedesche intatte e fu decimata dalle mitragliatrici e dai mortai nemici. Inoltre, una parte dei carri armati affondò in mare mentre, quelli che riuscirono ad arrivare sulla spiaggia (solamente 27 su 50), erano in difficoltà a muoversi sui ciottoli e furono distrutti dalle armi anticarro naziste. Solo alcuni soldati della fanteria riuscirono a entrare in città ma senza conseguire risultati.
Un'altra carenza alleata messa in evidenza da questa operazione fu quella del servizio di comunicazione; infatti, Mountbatten, che si trovava a bordo di un cacciatorpediniere, non riusciva a seguire l’andamento delle operazioni di sbarco dati i gravi ritardi, dovuti alla scarsa organizzazione, con cui giungevano le notizie dalla spiaggia.
Dopo nove ore di combattimenti fu decisa la ritirata. Alle 11 i mezzi di salvataggio inglesi raggiunsero la riva e, nonostante l’incessante fuoco nemico, riuscirono a mettere in salvo un migliaio di uomini. Alle 13.08 gli ultimi supersiti alleati si arresero ai loro nemici.

Il bilancio

Gli Alleati pagarono a carissimo prezzo il fallimento dell’operazione: persero 4.100 uomini, un cacciatorpediniere, tre mezzi da sbarco e 99 aerei. Essi, però, compresero l’importanza di alcuni aspetti da gestire durante uno sbarco: quello della comunicazione, a tutti i livelli, sul campo di battaglia, quello di un preventivo bombardamento sulle difese nemiche, quello di dare supporto alle truppe di invasione con un uso massiccio dell’artiglieria navale e quello di rimuovere eventuali ostacoli posti contro i mezzi pesanti e i carri armati.
I tedeschi ebbero 345 morti e 48 velivoli distrutti. Inoltre, i nazisti non spostarono nessun contingente dal fronte russo come, invece, si ripromettevano gli attaccanti.
Dopo i fatti di Dieppe non si parlò più, nonostante le pressanti richieste di Stalin, di un nuovo fronte a ovest fino allo sbarco in Normandia.