LA SECONDA GUERRA MONDIALE
 
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LE BATTAGLIE SUI MARI
(Anno 1943 - Settore del Mediterraneo)
 
La resa della flotta italiana

L’annuncio dell’armistizio con gli Alleati fu dato alla Regia Marina la sera dell’8 settembre quando il ministro della Marina De Courten lo comunicò alle basi di Taranto e La Spezia; alla notizia dell’ordine del re di salpare dai rispettivi porti e di consegnare le navi agli inglesi nella loro base di Malta, gli equipaggi si ribellarono ed alcuni proposero anche di autoaffondarsi.
A Taranto a rifiutare di arrendersi fu il contrammiraglio Giovanni Galati; egli era a capo di un gruppo di incrociatori e comunicò la sua intenzione di dirigersi verso nord per affrontare un’ultima battaglia o autoaffondarsi; il suo superiore, l’ammiraglio Brivonesi, prima cercò di convincerlo e poi, di fronte ai continui rifiuti del suo sottoposto, lo fece arrestare.
Nella base di Pola, invece, si trovava la corazzata “Giulio Cesare”; alcuni ufficiali, sottufficiali e membri dell’equipaggio cercarono di prendere il controllo della nave per affondarla ma il comandante Vittore Carminati, alla fine, dopo lunghe trattative, riuscì a riprendere in mano la situazione salpando prima verso Taranto e, poi, verso Malta.
Alla base di La Spezia De Courten cercò di convincere l’ammiraglio Bergamini ad accettare le clausole dell’armistizio e poi, dovendo partire per Roma, lasciò il compito all’ammiraglio Sansonetti. Alla fine Bergamini, seppur con riluttanza, accettò l’ordine di dirigersi verso l’isola della Maddalena, in Sardegna.
Alle 3 del mattino del 9 settembre salpò con un convoglio composto dalle tre corazzate “Roma”, “Vittorio Veneto” e “Littorio” e da tre incrociatori, otto cacciatorpediniere e varie torpediniere.
Circa tre ore dopo questa formazione si congiunse con un’altra partita da Genova e formata da altri tre incrociatori e una torpediniera.


L’affondamento della corazzata “Roma”

La flotta italiana passò a circa venti chilometri dalle coste della Corsica e poi virò verso le Bocche di Bonifacio; quando ormai le navi si trovavano vicino ad essere, poco dopo le 14.30, Bergamini ricevette a Supermarina il nuovo ordine di dirigersi verso il porto di Bona, in Algeria, poiché La Maddalena era stata occupata dalle truppe tedesche.
La corazzata italiana ROMA, 
       fonte: http://www.marina.difesa.it/storia/Almanacco/Parte02/Navi0216-02.htm Egli cambiò la rotta, ma, nel pomeriggio, mentre la flotta si trovava nei dintorni dell’Asinara, ventotto bombardieri tedeschi Dornier Do 217 attaccarono le unità italiane; questo prima offensiva non causò danni e nessuna nave fu colpita.
Un secondo attacco, effettuato circa quaranta minuti dopo, fu condotto dai velivoli nazisti impiegando un nuovo tipo di bomba razzo teleguidata; la corazzata “Roma”, ultima nave varata dalla Regia Marina e sulla quale si trovava a bordo lo stesso Bergamini, si capovolse, si spezzò in due tronconi e affondò. I superstiti furono solamente 622 e furono recuperati dalle altre unità giunte in soccorso.
Dopo l’affondamento dalla “Roma” il comando della flotta passò all’ammiraglio Oliva; come destinazione delle navi italiane gli Alleati scelsero Malta.
Una volta arrivate a Malta, le navi italiane poterono continuare a poter sventolare la propria bandiera; furono affidate al comando dell’ammiraglio Da Zara e continuarono il conflitto a fianco delle forze alleate.

 
 
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