LA SECONDA GUERRA MONDIALE
 
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LA GUERRA IN AFRICA SETTENTRIONALE
(Avvenimenti dell'anno 1941)
 

Il 5 gennaio 1941 si arrese la piazzaforte italiana di Bardia; vennero catturati dai britannici 40.000 uomini, più di 460 pezzi di artiglieria, 129 carri armati leggeri e 700 automezzi.
Dopo la caduta di Bardia, l’obiettivo di O’Connor divenne la conquista di Tobruch. A questo scopo disponeva della 7ª divisione corazzata, di tre brigate della 6ª divisione australiana di Mackay, di due battaglioni mitraglieri, del 7° reggimento carri e di una notevole quantità di artiglieria.
L’attacco venne sferrato alle ore 8 del 21 gennaio 1941; dopo una giornata di intensi combattimenti, al tramonto le forze inglesi e del Commonwealth avevano conquistato circa metà della zona difesa dagli italiani. All’alba del giorno seguente le truppe attaccanti avanzarono senza incontrare resistenze e scoprirono che a Tobruch vi erano più soldati nemici di quanto si fosse creduto (circa 30.000 uomini) più numerosi automezzi, cannoni e un grande deposito di carburanti.
Le perdite di O’Connor furono di poco superiore ai 400 uomini, mentre, dopo questa disfatta, a Graziani erano ormai rimaste solamente la divisione " Sabratha " (meno una brigata di fanteria), una brigata corazzata di circa 160 carri e una brigata di fanteria della 60ª divisione (quest’ultima al comando del generale Babini).
Dopo la conquista di Tobruch i capi di stato maggiore riferirono a Wavell che sarebbe stata di grande importanza la presa di Bengasi; per questo motivo O'Connor ordinò alla 7ª brigata corazzata di avanzare verso Derna e alla 4ª brigata australiana di dirigersi verso El Mechili. Gli inglesi intravidero subito la possibilità di una decisa e veloce avanzata; il 24 gennaio proprio a El Mechili i carri armati britannici ebbero la meglio su quelli avversari e il 30 gli australiani occuparono Derna.
In una riunione svoltasi la sera del 31 gennaio un generale di Brigata, inviato da Wavell per studiare la situazione del nemico, riferì allo Stato Maggiore inglese che gli italiani si stavano preparando ad abbandonare addirittura l'intera Cirenaica. Era quindi fondamentale inseguirli con la massima velocità e O’Connor decise di far avanzare la 7ª divisione corazzata verso Msus fino a quando avesse avuto sufficiente carburante per muoversi; contemporaneamente gli australiani si mossero lungo la strada principale per Barce e Bengasi e la RAF colpiva gli italiani in ritirata.
L'inseguimento continuò per tutte le giornate del 4 e del 5 febbraio dopo le quali le forze britanniche erano penetrate profondamente nella Cirenaica meridionale; la 4ª brigata corazzata si stava ormai avvicinando a Beda Fomm dove ottenne la resa di 5.000 italiani (comprendenti soprattutto artiglieri con i loro pezzi).
Ormai l’accerchiamento era completo e i britannici riuscirono a immobilizzare una gran quantità di veicoli e truppe nemiche; gli italiani provarono a ritirarsi il più velocemente possibile ma sbatterono contro i mezzi corazzati inglesi.
Una volta resosi contro di essere circondati, dopo che anche Bengasi si arrese il 6 febbraio, gli italiani si arresero senza condizioni. Anche il generale Rodolfo Graziani, comandante di tutte le forze armate italiane in Africa settentrionale, chiese di esser rimosso dall’incarico; 4 giorni dopo fu nominato suo successore il generale Italo Gariboldi.
Il 9 i britannici raggiunsero El-Agheila, al confine tra Cirenaica e Tripolitania.
In due mesi di combattimenti le truppe inglesi, indiane e australiane erano avanzate di 800 chilometri ed avevano distrutto dieci divisioni italiane catturando circa 130.000 prigionieri, 850 cannoni, 400 carri e migliaia di autocarri. Le loro perdite furono, invece, inferiori a 2.000 uomini.
O'Connor voleva sfruttare il successo avanzando fino a Tripoli ma avrebbe avuto bisogno di riorganizzare prima tutta la linea di rifornimenti e rendere nuovamente operativi i suoi automezzi dato che erano logori dopo la travolgente offensiva. La sera dell'8 febbraio, comunque, alcune pattuglie dell'undicesimo reggimento Ussari si spinsero per una settantina di chilometri lungo la costa della Sirte e non incontrarono resistenza. O'Connor chiese l'autorizzazione ad avanzare ancora ma Wavell, su insistenza del Gabinetto di guerra, non gliela concesse e gli ordinò di rientrare al Cairo per assumere la carica di comandante in capo delle truppe britanniche in Egitto.
Infatti, il problema principale per Wavell era diventata la spedizione di soccorso alla Grecia per aiutarla in vista della prossima invasione tedesca; solo poche truppe vennero lasciate a difendere il territorio conquistato mentre anche alcune squadriglie della RAF vennero mandate a dar man forte sul fronte ellenico.


Arriva l'Afrika Korps

Il 5 febbraio 1941, durante la battaglia di Beda Fomm, Hitler scrisse a Mussolini per riferirgli quanto disapprovasse la condotta italiana nei combattimenti in Africa Settentrionale; gli offrì l'aiuto di una divisione corazzata, a patto però che gli italiani tenessero il fronte e non arretrassero fino a Tripoli. Mussolini accettò e, il giorno 11, arrivò a Roma il comandante del corpo di spedizione tedesco, il generale Erwin Rommel, per avere l'assicurazione che la prima linea di difesa in Tripolitania sarebbe stata sulla Sirte.
Il 12 febbraio 1941 Rommel giunse in volo a Tripoli. All’inizio ebbe disponibili solo una parte delle forze che, alla fine, costituiranno il Deutsche Afrika Korps (DAK); infatti, la 15ª Panzerdivision sarebbe arrivata soltanto alla fine di maggio, la 5ª divisione leggera (rinominata in seguito 21ª Panzerdivision) incominciò a sbarcare in Africa il 14 febbraio e non sarebbe stata completa fino alla metà di aprile ed infine il 5° reggimento corazzato (dotato di 105 carri armati medi e 51 leggeri) sarebbe giunto sul posto solamente l'11 marzo. La Luftwaffe forniva l'appoggio alle truppe di terra con 20 bombardieri medi e 50 bombardieri in picchiata.
Già il 24 febbraio i primi carri armati di Rommel si scontrarono con gli inglesi nella zona di El Nofilia, a circa 120 km a est di Sirte. Da queste prime scaramucce Rommel si rese conto che i britannici non avevano intenzione di riprendere l’avanzata su Tripoli. La conquista della capitale libica, in realtà, sarebbe stata l’intenzione di O’Connor ma Wavell respinse la sua proposta; i britannici, impegnati anche in Africa Orientale e nei preparativi per la spedizione di soccorso in Grecia, ormai consideravano il fronte cirenaico solo da un punto difensivo per mantenere l’Egitto ed infatti, in questo settore, vennero tolte tutte le truppe e i mezzi non più indispensabili. Per due mesi Wavell non poteva più inviare rinforzi ma confidava anche che Rommel per un certo periodo non fosse in grado di attaccare dato che il grosso delle sue truppe doveva ancora sbarcare in Africa.
Il 19 marzo Rommel si recò in volo a Berlino per ottenere il consenso di intraprendere un’offensiva mirante a riconquistare la Cirenaica ma Brauchitsch gli rispose non avrebbero inviato ulteriori rinforzi in aggiunta alle unità già assegnate al settore africano. L’unico “contentino” che Rommel ricevette fu il permesso di attaccare El Agheila quando, alla fine di maggio, sarebbe arrivata la 15ª Panzerdivision.
Il 24 marzo le sue truppe occuparono El Agheila e, una settimana dopo, sferrarono un attacco contro la posizione di Marsa el Brega. La fascia compresa tra la costa e le paludi salmastre era profonda 13 km ed era difesa da un reggimento di artiglieria, cannoni controcarro e carri armati della 2ª divisione corazzata inglese. Dopo una giornata di combattimenti Rommel riuscì a conquistare Marsa El Brega e capì che poteva sfruttare la sua maggiore capacità di movimento per intraprendere un’efficace offensiva.
Dopo che il 2 aprile prese Agedabia, due giorni dopo Rommel decise di proseguire il suo attacco su tre direttrici: la prima era verso nord lungo la strada per Bengasi, la seconda verso nord-est in direzione Msus ed El Mechili e la terza verso est in direzione di Ben-Gama e Tengender. Gli inglesi avevano lasciato in quella zona solo un sottile velo di truppe al comando del generale Philip Neame il quale, in caso di massiccio attacco nemico, aveva l’ordine di ritirarsi fino all’afflusso di nuovi rinforzi. Così fece e le truppe italo-tedesche incontrarono, quindi, pochissima resistenza; lo stesso 4 aprile un battaglione tedesco entrò in Bengasi trovando la maggior parte dei depositi inglesi in fiamme mentre, il giorno 6, una colonna raggiungeva El Mechili. Gli inglesi e gli australiani dovettero ritirarsi oltre Derna per evitare un possibile accerchiamento. In questa ritirata vennero catturato anche i generali O’Connor e Neame mentre si trovavano in automobile tra Maraua e Ain el Tmimi.
Il 6 aprile si incontrarono al Cairo Cunningham, Wavell e Longmore per discutere di un telegramma arrivato da Londra in cui veniva riassegnata la “precedenza” al fronte nordafricano e, quindi, tutti i rifornimenti destinati alla Grecia o all’Africa Orientale dovevano essere mandati in Cirenaica. Decisero anche che doveva essere mantenuto il porto di Tobruch perché, se fosse caduto in mani nemiche, avrebbe contribuito a risolvere i problemi logistici e di rifornimenti di Rommel.
Venne rinforzata, quindi, la guarnigione di Tobruch e vennero praticamente raddoppiare le opere difensive. Gli impianti portuali erano protetti da gran quantità di cannoni contraerei pesanti e leggeri. Vennero aumentati anche gli aerei, sia caccia che bombardieri.
Rommel sapeva che gli inglesi cominciavano a rinforzare Tobruch e decise che non doveva dare loro tregua. I primi attacchi furono condotti più improvvisando anziché seguire piani ben precisi; nonostante le perdite subite, alla fine Tobruch venne completamente accerchiata mentre truppe tedesche entravano anche a Bardia.
L'assalto a Tobruch del 14 aprile fu preparato meglio e fu condotto con l’impiego di carri armati che avanzavano insieme con la fanteria e sostenuto dal fuoco di tutti i cannoni. Nonostante questo, i tedeschi finirono in mezzo a violenti contrattacchi e i Panzer si trovarono in difficoltà. Alla fine, verso mezzogiorno, Rommel fu costretto ad ammettere il fallimento del suo attacco.
Ormai la sua offensiva era al termine dato che, per quindici giorni, non riuscì a organizzare altri attacchi contro Tobruch; decise di ripetere l’offensiva solamente quando sarebbe stata disponibile la 15° divisione corazzata.
Il 25 aprile 1941 gli inglesi si trovarono ricacciati, dopo un attacco tedesco sul passo di Halfaya, sulla linea Buq Buq-Bir Sofafi.


Operazione "Brevity" (15 - 27 maggio 1941)

L’operazione “Brevity”, che gli Inglesi iniziarono a metà maggio del 1941, aveva l’obiettivo di riconquistare le posizioni a Passo Halfaya, Sollum e Forte Capuzzo.
Le forze che Wavell destinò all’offensiva (al comando del generale Noel Beresford Peirse) erano la Western Desert Force insieme alla 7° Divisione corazzata e alla 4° Divisione indiana.
Dopo alcuni successi iniziali, gli attaccanti si scontrarono con le forze italo-tedesche e dovettero fare i conti con l’inesperienza degli equipaggi dei propri carri; per volgere a proprio favore l’esito della battaglia, gli Inglesi provarono a coordinare un attacco insieme alla 9° Divisione australiana assediata a Tobruch ma fallì anche questo tentativo.
I britannici furono costretti a ritirarsi in Egitto e Rommel ne approfittò per riconquistare tutte le postazioni perdute fortificandole con i cannoni da 88 mm.


Operazione "Battleaxe" (15 - 17 giugno 1941)

A metà giugno Churchill convinse Wavell ad organizzare un nuovo attacco per liberare la guarnigione di Tobruch; quest’ultimo, una volta rinforzate le sue truppe con l’arrivo di nuovi aerei e carri armati, il 15 giugno diede il via all’operazione "Battleaxe".
Gli Inglesi iniziarono l’offensiva cercando di accerchiare gli italo-tedeschi a Passo Halfaya e di colpirli, poi, alle loro spalle. I loro attacchi, però, si scontrarono con la forte resistenza nemica (Rommel aveva posizionato la propria artiglieria in postazioni interrate mimetizzando il terreno circostante) e i britannici subirono forti perdite causate, soprattutto, dai cannoni antiaerei tedeschi da 88 mm utilizzati come anticarro.
Il giorno 16 Rommel passò al contrattacco ed avanzò fino a far tornare gli Inglesi in Egitto e liberando la guarnigione di Passo Halfaya. I britannici persero ben 91 carri armati contro solamente 12 Panzer.


Operazione "Crusader"
(18 novembre - 30 dicembre 1941)

Il 21 giugno 1941, dopo il fallimento dell’operazione " Battleaxe ", il generale Claude Auchinleck sostituì Wavell.
Fin dal giorno del suo arrivo al Cairo Auchinleck dovette subire costanti pressioni politiche per lanciare quanto prima un’offensiva nel deserto occidentale ma, dopo avere esaminato bene la situazione di tutto il fronte, ritenne che questa sarebbe stata possibile solamente nella prima metà di novembre.
Alla fine il giorno stabilito per l’attacco fu il 18 novembre; venne creato il comando dell'8ª armata affidata ad Alan Cunningham, reduce dalla campagna nell'Africa Orientale italiana. All'operazione fu assegnato il nome convenzionale "Crusader". L'8ª armata aveva il compito di riconquistare la Cirenaica e, per portarlo a termine, doveva distruggere le forze corazzate italo-tedesche. Il suo piano era quello di avanzare col grosso delle sue forze su Tobruch e, nel frattempo, fare finti attacchi lungo la direttrice meridionale.
L'Afrika Korps di Rommel poteva contare sulle due Panzer Division (la 15 e la 21°) e la 90° Divisione leggera; vi erano inoltre presenti sette divisioni italiane (Savona, Pavia, Bologna, Brescia, Trento, Trieste e la corazzata Ariete) con circa 150 carri armati. Sommando la Luftwaffe e la Regia Aeronautica le forze dell’asse schieravano anche circa 320 aeroplani.
L’8° Armata britannica era stata rinforzata fino a un totale di sette divisioni e con nuovi carri armati come il Crusader, il Matilda II, i Valentine e gli americani M3 Stuart. Il suo supporto aereo consisteva in 1.000 aeroplani della RAF.
Il 18 novembre, partendo da Marsa Matruh, iniziò l’offensiva dell'8a Armata britannica; il suo obiettivo era tenere impegnato in battaglia l’Afrika Korps mentre un corpo d’armata doveva attaccare Bardia, accerchiata da forze italiane. L’avanzata fu fermata nei dintorni di Sidi Rezegh.
Il 21 novembre Rommel, con il supporto aereo della Luftwaffe, contrattaccò lungo la frontiera egiziana per prendere alle spalle le forze britanniche. Per non cadere nella sua trappola Cunningham propose ad Auchinleck di ritirarsi ma questi rifiutò.
Il 27 novembre i neozelandesi riuscirono, dopo pesanti scontri con i bersaglieri italiani, a entrare in contatto con la guarnigione di Tobruch; Rommel si rese conto che l'Afrika Korps correva il rischio di rimanere intrappolato in Egitto e, il 7 dicembre, decise di iniziare una ritirata sulla linea di Gazala. La guarnigione di Tobruch era ormai liberata.
Neil Ritchie, sostituto di Cunningham dal 26 novembre, continuò però a incalzare gli italo-tedeschi costringendo Rommel (con la disapprovazione di Cavallero e Kesselring) ad abbandonare la Cirenaica. Il 28 dicembre le truppe dell’Asse ritornarono a schierarsi intorno ad El Agheila.
L’Italia e la Germania contarono circa 38.000 uomini fra morti, feriti e dispersi, le truppe britanniche circa 18.000.